Psychonauts
Tim Schafer. Per molti, un nome come un altro, per altri, la mente geniale dietro Grim Fandango, Full Throttle e Day of the Tentacle. E Psychonauts.
PSYCHOPLATFORM
Psychonauts è un platform game apparentemente convenzionale. Ma non appena si inizia a giocare si nota subito come, ad un mondo ossessionato dall’asfissiante presenza di una palette di colori sgargianti, si è preferita una veste scenica corrotta, interamente caratterizzata da colori morti e poco brillanti. Il tutto richiama alla memoria Evil Twin, e così come avveniva nel vecchio platform Ubisoft, anche qui i programmatori hanno posto una certa enfasi sulla massiccia presenza di elementi “dark” ai quali sono stati affiancati una serie di situazioni decisamente buffe ed esilaranti. Il legame empatico tra giocatore e protagonista (chiamarlo “eroe” è un po’ esagerato…) avverrà in pochissimo tempo. Il gioco offre una tecnica lodevole, comprensiva di texture di elevata qualità, un frame-rate mai sotto i livelli di guardia e tanti buoni effetti assortiti. Di sicuro, quindi, l’impatto estetico è inevitabile, riuscendo a stupire il giocatore in più di un occasione (alcune trovate sono assolutamente geniali). Ed è proprio questa vena sarcastica e grottesca, in un mondo cupo e psichedelico, il liet motiv di un platform game tanto potente visivamente quanto straordinario sul versante ludico; la struttura di gioco si suddivide fra una sezione ambientata nel campo d’addestramento (praticamente la “base” su cui si snodano i vari livelli) e gli schemi ambientati nella mente dei personaggi, ricchi di tanti e tali colpi di classe da rendere ogni peregrinazione “psicologica” un piacere ludico. Sublime perdersi in un mondo altro, anormale ma irresistibile, mentre si fa largo la consapevolezza della capacità innata dei programamtori di comporre snodati percorsi 3D ad un passo dall’eccellenza. Perchè Psychonauts affonda le mani nei canoni classici dettati da Super Mario 64 e soci (ossia raccogliere oggetti, cristalli e carte, con l’unico obiettivo di ottenerne il massimo), ma lo fa nel migliore dei modi. Dove Jak e Ratchet offrono la possibilità di ricreare con semplicità coreografie degne di Jump-man con un ignorante approccio pigiabottoni, Pyschonauts ci ricorda che la precisione è tutto. Dovremmo abituarci presto ad un senso di vertigine ricorrente, calcolando minuziosamente i salti, cercando di ristabilire un equilibrio precario con il doppio salto. La variante è costituita dai poteri psichici e telecinetici di Raz (il protagonista), potenziabili e upgradabili come nel più classico degli action game.
PSYCHOCONCLUSIONI
Insomma, un prodotto magistrale che brilla tanto per l'idea su carta quanto per la professionale realizzazione, dove Schafer cita (Tim Burton) e si cita (Grim Fandango e soci). Le uniche colpe del gioco sono solo due: il netto low budget per la realizzazione e la conseguente scarsa campagna pubblicitaria che ha accopagnato il gioco. Per il resto, uno stile grafico impareggiabile, una notevole giocabilità ed una soddisfacente longevità, innalzano il titolo Double Fine al rango di capolavoro (quasi) indiscusso. Un prodotto che ogni appassionato di platform game (quelli veri) DEVE possedere in collezione (o perlomeno provare con mano almeno una volta). Perché alla fine è il divertimento che conta. Meglio ancora se completamente fuori di testa.